Campobello di Licata (Ag): Morte del vigile a Milano: incredulità e commozione in paese
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Campobello di Licata, ore 8:00 Dolore, incredulità, ma soprattutto commozione. A Campobello di Licata è stata accolta così la notizia della morte di Niccolò Savarino, 42 anni, il vigile di quartiere a Milano, morto dopo essere stato travolto da un Suv condotto da uno zingaro che non si è fermato al posto di controllo. Nicola, così era chiamato da parenti ed amici, era tornato in servizio nel capoluogo lombardo soltanto da una settimana, dopo aver trascorso il capodanno con i propri familiari. La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno. I genitori del giovane, che abitano in via Campo sportivo, nei pressi della villa Tien an men, a pochi passi dall’istituto tecnico “Gino Zappa” sono stati informati da una telefonata fatta da Rocco, uno dei tre fratelli di Nicola, che abitava con la vittima e con il più piccolo dei fratelli, Carmelo, a Rho, alle porte di Milano. Il tempo di avvisare Santo, il fratello più grande, sposato e padre di figli, l’unico ad essere rimasto in paese, mentre gli altri, per cercare un lavoro si sono dovuti allontanare da Campobello e dirigersi verso Catania per prendere il primo aereo che li avrebbe portati a Milano. In Lombardia hanno dovuto prendere contatto con la triste realtà. Il loro terzo figlio, Nicola, era morto, ucciso nell’esercizio delle sue funzioni, mentre stava svolgendo seriamente, come sempre aveva fatto, il suo lavoro di vigile urbano. Prima sono andati in ospedale, al Niguarda, dove Nicola è stato trasportato dopo l’incidente, e poi si sono recati sul luogo della tragedia, in via Giovan Battista Varè, alla periferia nord ovest di Milano, dove c’era anche il sindaco, Giuliano Pisapia, che li ha ricevuti. Quel che resta di Nicola è una bicicletta, quel mezzo sul quale viaggiava, dato in dotazione ai vigili di quartiere, che è stato agganciato dal Suv condotta da un rom. Tutto era iniziato attorno alle 18 nel parcheggio di piazza Alfieri: il giovane campobellese stava effettuando controlli. Si avvicina ad un camper parcheggiato in maniera irregolare e lo invita a spostarsi. All’esterno, una persona anziana rom di etnia Sinti. Arriva il Suv e, a quanto sembra, con una ruota monta sopra il piede del nomade. Inizia una lite furibonda e il vigile si pone con la sua bicicletta davanti al Suv che aveva intenzione di andarsene. Il conducente del pesante mezzo non recede dalla volontà e ingrana la marcia. Il vigile rimane sotto le ruote del fuoristrada, incastrato con la bicicletta, e viene trascinato per circa 300 metri. Arriva il 113, arrivano i soccorsi ma per il vigile non c’è stato nulla da fare. Da Milano a Campobello la notizia giunge anche attraverso i media nazionali che hanno dato grande risalto a questo fatto di cronaca. In lacrime lo zio, Santo Ciuni, che con la moglie abita proprio accanto all’abitazione della famiglia Savarino. Si limita solo a dire che Nicola era un bravo ragazzo e non meritava di fare quella fine. A casa sua iniziano ad arrivare i parenti, i vicini di casa, gli amici. Silenzio e pianto, tanto pianto. Una anziana vicina di casa è ancora incredula: “Nicola muriù – osserva in dialetto campobellese e si segna. Poi inizia a piangere. Ricorda il ragazzo che era stato in vacanza. “Era un bel giovane – dice – educato e rispettoso”. Questo è il ricordo impresso nella mente di chi ha conosciuto ed apprezzato questo splendido ragazzo. Non inseguiva sogni particolari, Nicola Savarino, cercava solo un lavoro che lo rendesse indipendente. Per questo motivo, all’età di 24 anni, con una prospettiva di lavoro incerta, decide di seguire il fratello Rocco al nord Italia. Con lui parte anche Carmelo. I due fratelli trovano lavoro in ferrovia. Lui invece inizia con un incarico di bidello. Poi il concorso al Comune di Milano ed il cambio di qualifica: vigile di quartiere. I funerali si svolgeranno a Campobello non appena la salma sarà restituita alla famiglia.
Paolo Picone


































