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Mafia: Sequestrati beni a Buggea e Marino

4 Mag, 2012

Agrigento, ore 19:15 La Direzione Investigativa Antimafia di Agrigento ha sequestrato, ai sensi della legislazione antimafia, nell’ambito delle direttive del Signor Ministro dell’Interno, beni mobili ed immobili, per un valore di oltre 5.500.000,00 di Euro, agli imprenditori Giancarlo BUGGEA , quarantaduenne, di Canicattì, detenuto, e a Giovanni MARINO , quarantacinquenne di Campobello di Licata. I provvedimenti sono stati emessi dal Tribunale di Agrigento, sulla base di indagini bancarie-patrimoniali affidate alla D.I.A. a seguito di due distinte proposte avanzate: per il BUGGEA, dalla D.D.A. di Palermo Sost. Proc. Dott.ssa Rita Fulantelli,  con il  coordinamento del Proc. Agg. Dr Vittorio Teresi;  per il MARINO, dal Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, Dott. Alfonso D’Alfonso.

Il BUGGEA, tratto in arresto  nel giugno 2006, per i reati di associazione mafiosa ed estorsione,  nell’ambito dell’indagine “GHOST 2”,  è considerato esponente di rilievo dell’associazione mafiosa, a stretto contatto con i vertici dell’organizzazione criminale. La conferma di tali asserzioni si rinviene nella sentenza di condanna pronunciata nei suoi confronti in data 25.11.2009, poi divenuta definitiva, del G.U.P. del Tribunale di Palermo,  con la quale veniva condannato alla pena di anni otto di reclusione ed euro 1.200,00 di multa per i predetti reati.

L’appartenenza del proposto all’organizzazione criminale si fonda  sia sulle intercettazioni effettuate nell’ambito delle indagini sopracitate, sia dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio DI GATI, il quale indica il BUGGEA appartenente alla famiglia mafiosa di Campobello di Licata e ne rivela il diretto rapporto con l’ex capo della mafia agrigentina Giuseppe FALSONE, con il quale  avrebbe mantenuto un costante dialogo, attraverso lo scambio dei cosiddetti “pizzini”, consegnati dai due “uomini d’onore” a persone di rispettiva fiducia.

 

La proposta  di sequestro a carico di MARINO Giovanni  trae origine dal procedimento penale  della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo e dagli esiti del giudizio abbreviato dinanzi al G.U.P. del Tribunale di Palermo, definito in primo grado con sentenza dell’1.3.2011, che ha affermato la penale responsabilità dell’imprenditore PACI Salvatore 61enne di Campobello di Licata (AG), condannandolo, in primo grado, ad anni 4 di reclusione,  per intestazione fittizia di beni aggravata dall’avere favorito cosa nostra e per riciclaggio.

Il Tribunale di Agrigento, che ha sposato appieno la tesi cui è pervenuto il G.U.P. di Palermo nei confronti del Paci, ha collocato MARINO Giovanni in condizione di subalternità al PACI Salvatore, attribuendogli la gestione e la titolarità   di beni od altre utilità del predetto PACI, cautelando così questi dal rischio di azioni creditorie esecutive e, più di recente, anche da quello dell’applicazione di misure di prevenzione: significativa è la conduzione dell’impresa LA.E.S., lavori edili e stradali, che gestiva la discarica di rifiuti solidi urbani a Campobello di Licata (AG),  indicata come impresa in cui era socio di fatto anche il noto capo mafia agrigentino Falsone Giuseppe, già   sequestrata dall D.I.A. nell’ambito del provvedimento che ha riguardato il Paci Salvatore.

Indizi di mafiosità a carico di Marino Giovanni si rilevano negli scritti, verosimilmente riconducibili allo stesso, contenuti in un documento di dati contabili della citata LA.E.S. s.r.l., rinvenuto in uno dei rifugi utilizzati dall’allora latitante Giuseppe Falsone.

Singolare poi è la vicenda concernente l’acquisto da parte del MARINO di alcuni immobili, all’asta giudiziaria del Tribunale di Agrigento. Ciò che è apparso insolito in tale operazione di compravendita è che detti beni, in precedenza di proprietà del  PACI Salvatore e della moglie, erano stati espropriati ai medesimi a seguito di pignoramento e, successivamente all’acquisto da parte di MARINO Giovanni, sono stati da quest’ultimo restituiti al godimento della famiglia PACI.

 

Il 26.03.2010, nell’ambito dell’indagine antimafia “Apocalisse”, il BUGGEA ed il MARINO sono stati tratti in arresto, unitamente ad altre sei persone, in esecuzione di una O.C.C.C.,  perché ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e riciclaggio aggravato.

L’operazione, che colpiva l’organizzazione mafiosa operante nei territori di Campobello di Licata, Canicattì e Ravanusa, evidenziava l’incontrastato ruolo verticistico nella provincia di Agrigento rivestito dal latitante Giuseppe FALSONE, prima della sua cattura, avvenuta in Francia il 25.6.2010, delineandone i rapporti di contiguità con noti imprenditori agrigentini, estrinsecatisi attraverso la gestione di appalti riguardanti soprattutto la progettazione, realizzazione e gestione della discarica di Campobello di Licata e la progettazione e realizzazione del punto vendita Eurospin di Campobello di Licata.

Con Sentenza dell’1.3.2011, il GUP del Tribunale di Palermo  condannava BUGGEA Giancarlo ad anni 3 e mesi 4 di reclusione per intestazione fittizia di beni aggravata dall’aver favorito Cosa Nostra ed assolveva il MARINO Giovanni, per il quale erano stati richiesti dalla DDA di Palermo 6 anni di reclusione, perché ritenuto responsabile del reato di intestazione fittizia di beni e riciclaggio aggravato.

 

Oltre agli aspetti anzidetti che rivelano la pericolosità sociale dei proposti, la Direzione Investigativa Antimafia è riuscita a dimostrare, sulla base di complesse ed articolate investigazioni di carattere tecnico-patrimoniale, la sperequazione tra i beni posseduti e  nella disponibilità ed i  redditi dichiarati e l’attività svolta dal BUGGEA e dal MARINO, e cioè che parte del patrimonio accumulato nel tempo dai proposti è stato frutto di attività illecita e di reimpiego  nel settore economico legale degli arricchimenti illeciti della organizzazione mafiosa.

 

I provvedimenti di sequestro, che colpiscono gli interessati ed i loro congiunti, hanno riguardato le sottonotate imprese:

 

–        quote sociali della LA.E.S. – LAVORI EDILI E STRADALI – SRL con sede a Campobello di Licata;

–        l’Associazione Agricola “La Rotonda dei Pini”, esercente l’attività di produzione, raccolta, lavorazione, manipolazione e la relativa commercializzazione di prodotti agricoli, con sede legale in Canicattì (AG) e relativo complesso dei beni aziendali;

–        quote pari al 50% dell’intero capitale sociale, intestate alla moglie del BUGGEA della BIOFRUTTA S.r.l., esercente attività di produzione di succhi di frutta e ortaggi, con sede legale in Naro;

 

ed inoltre:  autoveicoli, 16 fabbricati e 9 terreni agricoli siti nei comuni di Canicattì, Campobello di Licata e Naro, nonché un’ampia villa-masseria, antica e di pregio, in stato di abbandono.

 

Il Tribunale ha disposto altresì la sospensione dell’efficacia dei finanziamenti relativi agli interventi fondiari, concessi dalla Comunità Europea di cui BUGGEA Giancarlo risultava beneficiario, in relazione all’atto pubblico di acquisto con patto di riservato dominio, stipulato nel 2005 con l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo.

 

 

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